Bambini e ciclismo, esistono regole e quali sono?

L’età dell’atleta dovrebbe sempre condizionare totalmente la scelta del sistema di allenamento. Non solo, dunque, la preparazione dei giovani deve differenziarsi da quella degli adulti, ma è necessaria un’ulteriore distinzione tra le varie fasce di età, soprattutto dagli otto ai quindici, sedici anni.

Innanzitutto, lo sviluppo neuromuscolare e fisico dei più giovani, fino ai dodici anni circa, ha un percorso parallelo tra i due sessi, quindi è possibile accorpare preparazione e gare di maschi e femmine.

La preparazione, poi, per quanto concerne quest’età, dovrebbe essere intesa come un’attività propedeutica allo sport con limiti e regole ben precisi. Fino ai dodici anni sarebbe opportuno lavorare sullo sviluppo delle qualità motorie di coordinazione, equilibrio, agilità, ritmo e solo moderatamente sulle vere e proprie qualità condizionali, come la resistenza, la forza o la velocità.

L’allenamento dovrebbe essere vissuto come un gioco, durante il quale sia possibile acquisire delle abilità che poi, con il tempo, potranno costituire una solida base per la crescita sportiva e non solo.

Sono sconsigliate lunghe percorrenze monotone, con ritmi imposti e, in generale, situazioni che spingano il bambino a sforzi eccessivi, non consoni alla sua età. Le attività da proporre dovrebbero sempre avere un fine educativo e possono essere scelte, solo per fare qualche esempio, tra le seguenti: gimkane, tecnica di pedalata in gruppo, giochi per apprendere la tattica, tecnica di guida, cambiamenti di direzione, variazioni di ritmo.

Sotto il profilo agonistico, la Federazione Ciclistica Italiana, attraverso l’attuazione di regolamenti molto precisi, salvaguarda l’attività giovanile limitando l’uso dei rapporti, le distanze e le tipologie di gara e in genere lo svolgimento delle varie attività sia su pista sia su strada, ma anche per quanto concerne la mountain bike, il ciclocross e la BMX. A ogni categoria di età corrisponde un rapporto massimo da poter utilizzare, un parametro minimo e massimo per la distanza di gara, modalità specifiche per le caratteristiche del percorso (salite, curve, discese, passaggi più o meno pericolosi). In tal modo i giovani possono essere tutelati e instradati a un percorso agonistico molto progressivo, nel rispetto dei loro tempi di crescita e sviluppo, sia fisico sia psicologico.

Quando è possibile, l’ideale per un giovane al di sotto dei sedici anni sarebbe cimentarsi in più di una specialità ciclistica, in modo da arricchire quanto più possibile il proprio bagaglio tecnico e la propria esperienza. Per esempio, imparare la guida in fuoristrada o affinare la tecnica con l’attività in pista, possono costituire una base solidissima di qualità neuromotorie, muscolari e organiche che nel tempo certamente faranno la differenza sia per il biker sia per lo stradista.

Nelle categorie giovanili i ragazzi imparano le tecniche fondamentali di guida, ma anche i principi dello stare in gruppo e sfruttare la scia.

L’attività multipla riferita ai giovani, infine, permette di realizzare due cose importanti:

1. individuare le qualità specifiche di ogni singolo atleta e indirizzarlo, di conseguenza, alla specializzazione più adatta ai suoi mezzi tecnici e organici, nonché alle sue attitudini psicologiche;

2. rendere l’attività varia e quindi non solo adattarsi facilmente alle stagioni (freddo, caldo, pioggia e così via), ma anche evitare che i ragazzi siano appesantiti da esercizi ripetitivi e monotoni e abbandonino precocemente la bicicletta.

Conclusioni
Hai un figlio o figlia e vuoi fargli fare ciclismo perché è la tua passione e pensi sia giusto trasmetterla? Si, giusto ma rispetta l’età dell’atleta non chiedergli troppo, il ciclismo non è il calcio o il tennis , non è un gioco!

Fonte articolo cyclingforfreedom.wordpress.com/